E’ veramente un cielo ben vivo quello del poeta Juan Ramon Jimenéz, un cielo le cui stelle si aprono come fiori. Non sempre, però. Ma quando non lo fanno, comunque, risponde la Terra.
A volte, le stelle
non si aprono nel cielo.
La terra è quella che brilla
come uno stellato firmamento.
La Terra appare così in dialogo continuo con il cosmo: così, dove uno dovesse mancare, ecco che sovviene l’altro. Il firmamento brilla a volte anche quaggiù. In questo scambio simbiotico, cielo e terra si danno vita reciprocamente, si sostengono l’un l’altro.
La Terra non è contrapposta al cielo ma è parte del tutto: spesso il poeta lo intuisce più rapidamente dello scienziato, il quale alle volte rischia di smarrirsi nei dettagli, per le doverose (ed anche preziose) indagini sul particolare fenomeno oggetto delle sue analisi.
Per questo il poeta è necessario allo scienziato (e vale anche il viceversa, per intuibili motivi). Non è tanto una tesi da dimostrare a parole, quanto un percorso di amicizia da vivere, da verificare giorno per giorno: che a pensarci bene, è anche il motivo di esistere di questa rubrica.

Jimenéz nasce la vigilia di Natale del 1881 nella provincia andalusa di Huelva (dove si dice soggiornò Colombo prima dell’avventura americana). Inizia ben presto a scrivere e proporre (anche con una certa fortuna) poesie a varie riviste.
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