Volentieri ospitiamo un intervento di David Dell’Orco, appassionato astrofilo e caro amico, tra gli amministratori del canale Telegram “Qui Universo, sperando che sia appena il primo di una (magari) lunga serie…
“La prima volta non si scorda mai”, recita un antico proverbio. Invece io, la prima volta non la ricordo affatto, però me l’avevano descritta i miei genitori: fin da quando ero bambino, mentre guardavano qualche film di fantascienza, rimanevo a bocca aperta ammirando quelle immagini che passavano nel tubo catodico (sono nato alcuni anni fa, diciamo così), poi mi domandavano se mi piaceva ciò che vedevo e io mi limitavo ad annuire con gli occhi sognanti e la bocca spalancata, rapito dalle visioni di astronavi, stelle, pianeti e (fanta)tecnologie passate.
Vennero allora i libri per bambini che mi regalarono i miei genitori, in cui erano descritti la nostra Terra, i pianeti del Sistema solare, il Sole, le basi dell’astronomia e qualche fatto curioso come ad esempio le avventure delle sonde Pioneer e Voyager, il Messaggio partito dal radiotelescopio di Arecibo e l’Equazione di Drake, il tutto spiegato in modo semplice (oggi si direbbe “for dummies”), in aggiunta a qualche enciclopedia o rivista che riuscivo a trovare da parenti o amici di famiglia, su cui ammiravo le vecchie immagini sfocate e sgranate dei pianeti, foto risalenti alle prime missioni di sonde terrestri che esploravano il Sistema solare.

Babbo Natale, poi, riceveva da me sempre la stessa lettera in cui desideravo un set di Lego Spazio e con i quali mi divertivo a creare nuove astronavi e inediti set con cui fantasticare di vita su altri pianeti.
A scuola, quando i professori d’italiano ci davano il tema libero come compito in classe, ambientavo sempre le mie storie su un pianeta alieno o in un futuro fantascientifico.
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