Non è affatto la prima volta che mi viene in mente. Anzi. Diverse volte ho provato a mettere in pratica questa mia idea fissa, di dare forma a delle pilloline astronomiche da somministrare via Internet (in qualche sito o social) a cadenza periodica. Tale idea, che mi torna in mente in modo assiduo, è anche indotta dalla sensazione di essere tutti quanti, almeno un poco, preda di false concezioni. Cose pesanti, pensieri faticosi, che possiamo lasciar andare. Nel merito: non c’è bisogno di digerire grossi tomi di teorie astronomiche per godere del cielo sopra di noi, non è necessario sudare sui libri per stupirsi.
Un momento. Non sto dicendo certo che studiare sia inutile. Studiare è fondamentale per acquisire una conoscenza articolata in un dato campo, qualsiasi esso sia. Conoscenza a sua volta indispensabile qualora si desideri lavorare in quel campo, portare il proprio contributo, proporre la propria visione delle cose, dei problemi.

Però la storia del cielo e dei suoi protagonisti (scienziati, astronauti…) si può anche assorbire un poco alla volta, quasi in modo omeopatico. Se non si hanno obblighi lavorativi, in questo senso, certamente si può fare. Per dire, si può scrollare Instagram due minuti di meno (che poi, da buon boomer io ancora non ho capito bene come funziona davvero, questo Instagram, tra storie, caroselli e cose del genere), apprendere qualcosa che poi magari ci spingerà ad approfondimenti, a letture più articolate. Oppure solo rimarrà lì, nella mente, come piccolo arricchimento. O perfino, qualcosa da citare all’occorrenza, già solo per fare bella figura!
Rispetto a miei precedenti tentativi (ripenso ad uno di dieci anni fa), peraltro, qualcosa è cambiato. Anzi, molto è cambiato.
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